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La strana vicenda del professor Bombrini

Marcello Bombrini, enfant prodige della ricerca odontoiatrica, ha commesso parecchi errori:
– ha scoperto un rimedio definitivo per debellare la carie dentaria;
– non ha considerato gli immensi interessi che tale scoperta mette in discussione;
– ha la presunzione ostinata di voler pubblicizzare e diffondere la sua grande invenzione.
Da qui l’origine di un crescendo allucinato che lo obbliga ad una profonda metamorfosi e ad un radicale cambiamento di vita e di visione del mondo.

Carino, soprattutto nella descrizione inziale del soggetto, che potrei applicare a un sacco di gente che conosco: “Marcello Bombrini apparteneva a quell’aleatoria schiera di giovani che, abbandonata in tempo l’illusione politica, si era proiettata convulsamente verso altri motivi d’affermazione. Volontà e passione ideologica si erano fortunosamente stemperate ad un passo dalla catastrofe; in seguito, non gli restò che impiegare le stesse doti per fini universalmente apprezzati. Coi primi reumi e l’incipiente stempiatura, finirono i tempi del ” meglio bruciarsi che spegnersi lentamente “. Da lì in avanti avrebbe accumulato scorte per restare acceso il più a lungo possibile.”

PS Dopo “Caccia al Cristo” è il secondo libro sulla fuga che mi sparo nello stesso giorno. Mi sento un po’ in ansia

Il libro: Pino Cacucci, La strana vicenda del professor Bombrini, Ruggiero, 98 p.

Segnalazioni balneari

Un po’ di titoli “leggeri” (ma non stupidi) più consoni al clima vacanziero.

Attenti però a non rilassarvi troppo: luglio porta con se l’entrata in vigore della controriforma Fornero, e prevedo che in agosto non ci faranno mancare il decreto di devastazione del pubblico impiego. Leggete pure frivolezze, ma ad occhi ben aperti e spalle rivolte al muro.

 

Pino Cacucci, San Isidro futbol, Feltrinelli, 2002, 104 p.  Divertentissimo. Un libro da sniffare fino in fondo.

 

Raul Argemi, Schenardi R. (traduttore), L’ultima carovana della Patagonia, La nuova frontiera, 2010, 284 p.  E’ un libro capace di farti sbellicare, lasciandoti però un retrogusto amaro di mate, perché l’unica cosa che sopravvive alla fine è l’utopia.

 

Guillermo Arriaga, Pancho Villa e lo squadrone ghigliottina, Fazi, 2066, 167 p. Un umorismo un po’ macabro, ma trattando di Messico non potrebbe essere altrimenti.

 

Mutenye. Un luogo dello spirito

Aspettando l’attacco

Svuotano le cantine per fare posto ai letti,
comprano farina e candele,
sotterrano biciclette,
rinforzano il recinto delle greggi,
dopo la cantilena del muezzin
aspettano l’attacco aereo
dall’altro capo del mondo.
Mai è stato così corto il cielo,
così povero il bersaglio.
Da noi l’esperto dice pregustando:
non sarà un petardo
e il capo si rivolge alla nazione,
tutti pronti
ai vostri posti di telecomando
per lo spettacolo della vendetta.

Erri De Luca

Questo libro è una delle tante iniziative pro Emergency promosse dalla mia osteria preferita. Contiene una raccolta di interventi, poesie, foto, disegni di avventori/gestori/amici del Mutenye.
In particolare: Fabio Bonifacci, Valerio Evangelisti, Erri De Luca, Pino Cacucci, Sante Notarnicola, Roberto Mastai, David James Sheen, Paola Checcoli, Alessio Di Giulio, Francesca Fabroni, Giuseppe Verlicchi, Marco Madonia, Francesco Cuna.

Il libro: AAVV, Mutenye. Un luogo dello spirito, Odradek.

Nahui

Stavo quasi per cestinarlo, confinandolo – assieme a “Viva la vida”- nella categoria “Libri pallosi su donne eccezionali”. Intanto non ho ben capito se è un libro su Nahui o sui suoi uomini . Vabbè che la ragazza aveva attorno maschietti puttosto ingombranti, ma da questa biografia ne esce una vita eccessivamente determinata dai rapporti con padre/marito/amanti. Non ne emerge più di tanto la statura artistica come poetessa, pittrice e compositrice, o l’impatto dell’immagine del suo corpo nudo contro le convenzioni sociali degli anni ’20.  Avrei evitato volentieri di conoscere tutti i dettagli delle prodezze erotiche del Dott. Atl e il fumettone da collezione Harmony col bel capitano. Mi sarebbe piaciuto, invece, respirare di più l’atmosfera di quel periodo e soprattutto la sua dimensione politica: dopo l’assassinio di  Zapata e Villa, con al governo chi – a suo tempo – li aveva combattuti, si viveva un clima contraddittorio che metteva insieme l’anticlericalismo viscerale e il riavvicinamento agli USA, il riconoscimento dei sindacati e una riforma agraria troppo timida per soddisfare la moltitudine dei senza terra. E c’erano quegli artisti che non passavano il tempo solo a scopare, ma fondavano partiti e sindacati, scrivevano su riviste militanti, marciavano nei cortei, denunciavano la rivoluzione incompiuta. E c’era ancora un sacco di gente che lottava perché quella rivoluzione voleva compierla.  Salvo questo libro per un paio di dettagli, per l’incontro muto fra Nahui e Tina, due vite diversissime di fronte allo stesso fallimento, e per quel senso di sgomento, di vuoto, di infinita tristezza che ho provato davanti ad un lenzuolo dipinto.

Il libro, Pino Cacucci, Nahui, Feltrinelli, 2005, 234 p.

Viva la vida

Povera Frida ….. massacrata da un tram, cornificata da Rivera, e (come se tutto ciò non bastasse) raccontata da Cacucci.

Cacucci schiaccia la dimensione pubblica, politica e artistica della protagonista, concentrandosi sugli aspetti più intimi o privati. Questa impostazione è già di per se riduttiva. Se poi anche gli aspetti privati vengono riportati in maniera tediosa (e perchè Diego di qui, e perchè Diego di là …. ma soccia sto Diego che du maron !) il risultato non può che essere modesto.

Il saggio che segue il monologo ne riprende pedissequamente i contenuti, e riesce a rendere ripetitivo anche un libricino smilzo.

Infine, ci sono delle belle frasi di Frida, che però sono già state ampiamente riportate in tante pubblicazioni che la riguardano, per cui quel poco che c’è di buono è scopiazzato.

Il libro: Pino Cacucci, Viva la vida, Feltrinelli, 2010, 80 p.

Tina

Quanto di più diverso dai pistolotti dei biografi ufficiali e dalle descrizioni enfatiche alla Saverio Tutino.  Ci aggiungerei come sottotitolo: “la donna che visse due volte”.  Una prima vita come meravigliosa avventuriera, donna libera e piena di personalità, dea dell’immagine. Una seconda vita come fantasma al seguito di quella merda di Vidali, muta e succube di fronte alle peggiori infamità dello stalinismo.

Il libro: Pino Cacucci, Tina, Feltrinelli, 2005, 240 p.

Le balene lo sanno

Quando Cacucci sta per finire i soldi si spara un viaggetto in uno dei posti più belli del Messico e ci scrive su un libro, che così i polli come me lo comprano tanto per farsi rodere il culo (grrrrr, invidia, invidia).

Il libro: Pino Cacucci, Alberto Poli (fotografo), Le balene lo sanno, Feltrinelli, 2009, 142 p.