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L’anima e il muro/Il Fatto calibro 9

L'anima e il muroSe vi dovesse succedere di finire in carcere, guardate cosa c’è nelle celle. Sappiate che per ogni cosa che vedete, il fornelletto, il libro, la penna … è stato pagato un prezzo”. Nel prezzo, le vite di Gerhard Coser, Marcello Mereu, Enrico Delli Carri, bruciati vivi a vent’anni in una cella, durante una protesta del luglio 1970 a San Vittore.

Chi li ricorda è Sante Notarnicola, durante una delle numerose presentazioni del suo “L’anima e il muro”, edito l’anno scorso dalla Odradek. L’anima e il muro è una raccolta di poesie scritte prevalentemente in prigionia dal 1955 al 2012, impreziosita dai disegni di Marco Perroni. La lunga introduzione e le note di Daniele Orlandi la rendono però anche un libro di storia. È la storia dei “Dannati della terra”, di quell’intensa stagione di lotte che riuscì, in pochi anni, a rivoluzionare il carcere, qualche volta a distruggerlo.

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La nostalgia e la memoria

LA NOSTALGIA E LA MEMORIA

Talvolta
vorrei ripercorrere
le strade del mio quartiere
e ritrovare vorrei
quella generazione
che si formò
sul testamento di Julius Fucik
colui che sotto la forca
scrisse a noi per noi

la generazione
che correva compatta
da papà Cervi a consolarlo
a consolarsi

quella generazione
che disarmata
raccolse la bandiera della Resistenza
prima che la borghesia
l’agitasse oscena

vorrei ritrovarmi
con gli operai perseguitati
da Scelba e da Valletta
quelli dell’Officina Stella Rossa
i licenziati che seppero tenere
e ricordare qui vorrei
gli anni Cinquanta
tutti uno per uno
giorno dopo giorno

ricordare gli affanni
ricordare la fame
ricordare il freddo
il carbone
comprato a cinque chili per volta
e il baracchino con la pasta scotta
e null’altro

poi gli scontri
luglio ’60
e gli struggenti ragazzotti
di piazza Statuto
col selciato tra le mani

ripercorrere vorrei
tutta via Cuneo
attraversare la Stura, la Dora
e tutto il quartiere mio
guardare vorrei
per una volta ancora
la vecchia casa
col cesso sul ballatoio
ritrovare per un attimo solo
i vent’anni miei
colui che per primo
mi chiamò terrone
e m’insegnò poi
che fare il crumiro
era il crimine più grande

in ultimo vorrei chinarmi
assorto
sull’elenco angoscioso
di chi non c’è più
e nascondermi vorrei
in via Chiusella
la più brutta delle strade
del quartiere mio

ricordare anche l’addio
violento, feroce, l’ira

ma pure
ritrovare le radici
in questo quartiere
piatto come l’anima
vasto come l’orgoglio
amato e vissuto
da quella generazione
la più infelice
la più dura
la più cara
– – – – – – – – – – – – –

Questa ed altre poesie dal carcere (1971/1985).

Il libro: Sante Notarnicola, La nostalgia e la memoria, Giuseppe Maj Editore, 1984, 168 p.

Mutenye. Un luogo dello spirito

Aspettando l’attacco

Svuotano le cantine per fare posto ai letti,
comprano farina e candele,
sotterrano biciclette,
rinforzano il recinto delle greggi,
dopo la cantilena del muezzin
aspettano l’attacco aereo
dall’altro capo del mondo.
Mai è stato così corto il cielo,
così povero il bersaglio.
Da noi l’esperto dice pregustando:
non sarà un petardo
e il capo si rivolge alla nazione,
tutti pronti
ai vostri posti di telecomando
per lo spettacolo della vendetta.

Erri De Luca

Questo libro è una delle tante iniziative pro Emergency promosse dalla mia osteria preferita. Contiene una raccolta di interventi, poesie, foto, disegni di avventori/gestori/amici del Mutenye.
In particolare: Fabio Bonifacci, Valerio Evangelisti, Erri De Luca, Pino Cacucci, Sante Notarnicola, Roberto Mastai, David James Sheen, Paola Checcoli, Alessio Di Giulio, Francesca Fabroni, Giuseppe Verlicchi, Marco Madonia, Francesco Cuna.

Il libro: AAVV, Mutenye. Un luogo dello spirito, Odradek.