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L’altro mondo

Storia o metafora del presente (o forse entrambe) ?

Mi irritano gli autori che scrivono di avvenimenti verosimili senza specificare se si tratti di Storia o di fiction, soprattutto quando in proposito non trovo altri riscontri.
Comunque sia, questa Sardegna di fine ottocento, “spazio adatto” per la sperimentazione di organizzazioni militari parallele, corpi speciali e nuove terribili armi da impiegare nelle future guerre coloniali, mi ricorda parecchio il presente e il passato prossimo, dalla base Gladio di Poglina alle nocività militari della Maddalena e Perdasdefogu.
Fois ritorna su un suo tema ricorrente, il legame fra lo status semicoloniale della Sardegna e le aggressioni del colonialismo italiano alle popolazioni africane.
Un tema che ricorre fino ad oggi, e che ancora unisce in un atroce destino di veleni, tumori e malformazioni, gli abitanti di Quirra e quelli di Basra (Iraq) o di Peja – Peć (ex Jugoslavia).
Per ricordare di cosa si tratti: “Il poligono della morte – Salto di Quirra“, “Quirra, Sardegna. Vicino ai war games due su tre hanno la leucemia“.

Il libro: Marcello Fois, L’altro mondo, Frassinelli, 2002, 199 p.

Memoria del vuoto

Forse non cominciò col primo sgarro subito da un bambino che diventò bandito.

Forse sta storia comincia molto prima, e Samuele, la “tigre dell’Ogliastra” (personaggio di fantasia ma non troppo), la porta addosso ancor prima di nascere.
Forse iniziò con le chiudende, quando i printzipales recintarono le terre grazie all’editto di Vittorio Emanuele, che volle le enclosures anche in Sardegna (come nei “paesi moderni”) ma senza nessuna rivoluzione industriale che potesse sfamare, anche malamente, la moltitudine dei senza terra.
E furono migliaia di nullatenenti alla mercè dei notabili; esercito di riserva, si, ma per tutte le guerre dei Savoia, per ogni volta che una qualche Primavera interventista “chiamasse alla caccia la muta dei cani sardi”.
Fu storia di espropriazione e di soprusi, di miseria e dominio coloniale, che Samuele incarna nella sua vita e nella sua rivolta, individuale, violentissima, assoluta.
Una rivolta senza mediazioni, senza speranza di riscatto sociale, senz’altro obiettivo che devastazione e vendetta. E suicidio, perché non vi è alcun ritorno possibile a quel tempo – prima delle invasioni – quando “un dio prima di Dio” danzò sull’isola per risvegliare il corpo della Terra.

Attenzioni per il lettore: Fois usa parole che ti rimangono addosso, a volte con un realismo crudo, altre con la poesia di un sogno. Ti accompagna in mezzo alle carneficine della guerra in Libia o nelle trincee del Carso, costringendoti a guardare. Non ti risparmia il razzismo, il sessismo e nemmeno l’orrore. Ipersensibili astengasi.

Il libro: Marcello Fois, Memoria del vuoto, Einaudi, 2006, 218 p.

Desideri/segnalazioni

Enrico Manicardi, L’ultima era, Mimesis, 2012.

Lo spettro della crisi agita ormai le preoccupazioni di tutti, ma la domanda più pertinente sembra essere elusa: che cos’è questa crisi che ci tormenta? È soltanto uno stato passeggero in procinto d’essere superato da una Nuova Economia, una Nuova Politica, una Nuova Ecologia, o è qualcosa di cronico, di radicato fin nel profondo del nostro stesso modo civilizzato di vedere le cose?

 

 

Daniele Segre, Vivere e morire di lavoro, Feltrinelli 2012.

Contiene 4 docufilm  di Daniele Segre e  il libro di Peppino Ortoleva, Un cinema sul lavoro, un cinema del lavoro, Feltrinelli, 2012, 80 p. I docufilm: Dinamite (1994), Asuba de su serbatoiu (2001), Morire di lavoro (2008), Sic Fiat Italia (2011).

Antonio Benci, Immaginazione senza potere. Il lungo viaggio del maggio francese in Italia, ed. Punto Rosso – Archivio storico “Marco Pezzi”, Milano-Bologna, 2012, pp. 240.

Recensione su Carmillaonline.

 

 

 

 

 

 

 

AAVV, Lavoro vivo, Edizioni Alegre, 2012, 192 p.  Gli AAVV sono Bettin, Ciarallo, Cutrufielli, Ferracuti, Fois, Lucarelli, Magnani, Rigosi, Tassinari, Vaggi. Presentazione di Bruno Papignani. Recensione sul Blog di Daniele Barbieri & altri.