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La pena di morte viva

Elton Kalica, La pena di morte viva. Ergastolo, 41 bis e diritto penale del nemico, Meltemi, 2019, pp. 189.

“L’ergastolo ti fa morire dentro a poco a poco.
Non siamo morti ma neppure vivi.
L’ergastolo è l’invenzione di un non-dio di una malvagità che supera l’immaginazione.
L’ergastolo è una morte bevuta a sorsi, perché non ci mettiamo d’accordo e smettiamo di bere tutti assieme?” 

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Stefano, figlio di Giuseppe

di  Erri De Luca

“Il Potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato.” Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.”

Tratto da http://www.contropiano.org/

 

Il Consiglio d’Egitto

Passione e morte di un reo di Stato

“Hai scritto che la tortura è contro il diritto, contro la ragione, contro l’uomo, ma quello che hai scritto resterebbe l’ombra della vergogna se tu ora non resistessi …
Alla domanda ‘quid est quaestio?’ hai risposto in nome della ragione, della dignità: ora devi rispondere col tuo corpo, soffrirla nella carne, nelle ossa, nei nervi, e tacere….
I giudici che credono alla quaestione sanno che ci sono dei malefizi che la rendono inefficiente … ma non sanno che questi malefizi altro non sono che il pensiero…
Devi pensare se vuoi resistere, devi pensare …
Circa due secoli addietro diedero la corda ad Antonio Veneziano: ebbe sette tratti di corda, e tinni…
Devi tenere anche tu. Era un poeta, di complessione più delicata della tua, più gracile … e tinni ..
Per una pasquinata contro il vicerè, e tu invece sei un reo di Stato …”

Me lo sono chiesto spesso, senza sapermi dare una risposta: come hanno fatto in via Tasso, alle Caserme Rosse, a Voghera, a Trani … come ci sono riusciti/e a ‘tenere’ ?
Per amore o cocciutaggine, per ideologia o perché “il dolore era talmente grande che ho dimenticato tutto quello che volevo dirgli per farli smettere”; concentrandosi sul proprio corpo o volando altrove con la mente…
Nella ricostruzione di Sciascia, il repubblicano Francesco Paolo Di Blasi seppe resistere grazie alla cultura, alla fedeltà verso se stesso e ad un intenso amore per la vita che gli impose di concluderla con dignità.
Non sappiamo se nella realtà fossero veramente quelli i suoi pensieri, sappiamo però che nel 1795 resistette davvero fino alla morte, senza tradire i suoi compagni di congiura.

Non voglio dilungarmi molto, perché qualsiasi recensione non riesce a rendere onore a questo libro: dovrei riportarvelo tutto, parola per parola, e allora tanto vale ve lo leggiate per i fatti vostri.
E’ divertente e doloroso, profondo e vero (anche la geniale impostura dell’abate Vella è veramente accaduta). Irride alla Storia scritta dal potere, ci insegna il significato del “secolo dei lumi” descrivendoci le tenebre.

PS: Nel 1982 Sciascia intervenne sulla tortura in Italia non solo come scrittore ma anche come deputato, a fronte del dilagare di tale pratica nelle caserme, questure, carceri speciali e non.
Per info: Comitato contro l’uso della tortura, La tortura in Italia, 1982.

Il libro: Leonardo Sciascia, Il Consiglio d’Egitto, gli Adelphi, 2009.

Filmografia: Emidio Greco, Il Consiglio d’Egitto,  2002, 137′.  PS Ho sempre immaginato questa storia interpretata da un Di Blasi/Volontè e da un abate Vella/Salvo Randone, gli unici degni di ruoli così complessi. Per questo, dopo il film di Greco,  era inevitabile la delusione .