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Valerio Verbano. Ucciso da chi, come e perchè.

Un viaggio nell’arcipelago neofascista romano degli anni ’70 in compagnia di una guida competente, capace di districarsi in un guazzabuglio di sigle, personaggi, codici di linguaggio, dinamiche, posizioni, sfumature, e di redercele in maniera comprensibile.
Con la profondità di un libro di storia e il ritmo di un romanzo, Lazzaretti delinea il contesto in cui si svolge l’omicidio di Valerio.
Sulla base dell’analisi dei documenti rivendicativi avanza un’ipotesi sugli esecutori, collocando l’azione nell’ambito della battaglia politica interna alla destra in armi fra chi rivolgeva le sue velleità rivoluzionarie contro lo Stato (poliziotti , giudici), e chi rimaneva appiattito sui bersagli tradizionali (i compagni).
Questo di Lazzaretti è un lavoro rigoroso, dove ogni affermazione rimanda ad una fonte, quasi scevro da giudizi di merito perché molto legato ai fatti e concentrato nello sforzo di capire.

Davanti a questa panoramica su un ambientino che va dal Fuan/Nar a Terza Posizione passando per i vecchi ordinovisti e il “fronte carceri” , la sensazione finale è nauseante.
Alcuni aspetti (forse secondari) mi hanno colpito più di altri.
Intanto la pratica dell’ambiguità elevata al rango di comportamento rivoluzionario: già dai Fogli d’ordine (i vademecum per giovani camerati) si consiglia, in caso di arresto, di sparare cazzate, costruire confessioni di comodo finte ma verosimili…
L’ambiguità continua con la tattica del “mimetismo” : accollare le proprie azioni a sigle di sinistra (e qui Piazza Fontana ha fatto scuola), per creare polveroni, direzionare la repressione altrove. Insomma …questa è gente col depistaggio insito nel DNA, che si atteggia da eroe e poi non ha nemmeno i coglioni per rivendicare quello che fa.
Gente dalle logiche contorte, che – per esempio – decide di “proporre una tregua al movimento” assaltando un gruppo di donne inermi a colpi di mitra e bombe a mano … e che poi si stupisce pure se il movimento invece di accettare la tregua si incazza come una bestia.
Gente che redige riviste “teoriche” che danno spazio ad Angelo Izzo (e perché non anche a Pietro Pacciani e Hannibal Lecter ?)
Gente che “fa la rivoluzione contro il Sistema” sotto la protezione di papà Alibrandi (sodale di Andreotti) che gli aggiusta i processi.
Gente che non ha alcun intervento sociale, la cui attività prevalente è quella di colpire i compagni.
E’ disarmante la loro pochezza ideologica, l’ immaginario mitico da fumetto della Marvel, l’inconsistenza del progetto politico (se escludiamo chi si è candidato coscientemente a manovale della strategia della tensione).

Altro aspetto disarmante è l’atteggiamento del PCI: sotto i colpi dei neofascisti cadono , inermi, anche suoi militanti. Un’ assemblea elettorale dentro una sede viene attaccata dai Nar a colpi di bombe a mano. Possibile che il PCI non abbia mai reagito ? Che abbia delegato bovinamente la difesa della sua gente allo Stato, cioè a quella stessa polizia che copriva i neofascisti, a quegli stessi giudici che li assolvevano ? Il PCI che era così solerte a schierare i servizi d’ordine contro gli autonomi, a investigare sulla presenza in fabbrica delle BR … eppure contro questi che gli sparavano addosso …. niente ??? Che fosse un’estensione, a 30 anni di distanza, del “lodo Togliatti” ? Mah?

Queste note sono solo alcune impressioni a pelle. Il libro è molto più ricco e anche utile per il presente, un po’ per ricordarci l’humus di provenienza di alcuni soggetti seduti sugli scranni parlamentari (o davanti a qualche scrivania dell’Atac), un po’ per rendere intelleggibili posizioni che ancora circolano.

Il libro: Valerio Lazzaretti, Valerio Verbano. Ucciso da chi, come e perchè, Odradek, 2011, 464 p.