Sia folgorante la fine

Un libro durissimo, anche se scritto in maniera lieve, che ripercorre in ogni dettaglio l’esecuzione di Valerio e la conseguente devastazione della vita dei suoi genitori. Una vita normale che si trasforma in un incubo: vedere la persona che hai più cara ammazzata come un cane, e poi, a seguire, la polizia che spara sul funerale, i testimoni che “spontaneamente” cambiano versione, le minacce telefoniche, l’isolamento.
Carla Verbano, cercando gli assassini, delinea l’identikit di quello che ne fu il fiancheggiatore. Lo Stato, che sequestra e fa sparire la controinchiesta di Valerio, che “perde” o distrugge le prove e i corpi di reato, che organizza i depistaggi.
Lo Stato che non è capace di inquisire i NAR, ma è capacissimo a coprirli, fino a che non arriva il momento, dopo la strage di Bologna, di disfarsi dei suoi servi sciocchi.
Quanto alla lettura del periodo, non ci si deve aspettare da questo libro una lettura politica.
Gli anni ’70 non devono essere stati per Carla altro che il preludio all’episodio che le ha distrutto la vita, non c’è da stupirsi se guardandosi intorno si accorge solo del sangue versato. Il movimento le appariva impegnato in una sorta di guerra dei bottoni cruenta e sanguinaria, dove giovani di destra e di sinistra si accoppavano non si capiva ben perchè. Nessun accenno a un grande sogno collettivo, lo stesso sogno di Valerio, descritto come un ragazzino che “faceva l’autonomo”. Eppure ho l’impressione che anche i ragazzini in quel periodo sapessero assumersi coscientemente responsabilità e rischi in nome di quel sogno, e negarlo significa non riconoscerne la dignità politica.

Il libro: Alessandro Capponi, Carla Verbano, Sia folgorante la fine, Rizzoli, 2010, 201 p.

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