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Fahrenheit 451

 

Sublime e profetico. Tanto più grande perché scritto in pieno maccartismo; tanto più profetico perché già nel 1953 anticipa la pervasività dello schermo nel modificare – o meglio – nel sostituirsi alla vita quotidiana, ai rapporti familiari e sociali, in cambio di una parvenza di partecipazione del tutto virtuale. Grande la caccia finale con segugio elettronico, con tanto di uccisione di un capro espiatorio a caso per nascondere l’insuccesso.
Penso a questo libro ogni volta che scoppia una nuova caccia alle streghe (ormai sempre più spesso). Sono drammaticamente attuali i meccanismi di creazione del consenso di massa al linciaggio legalizzato (oggi dei rom, domani dei migranti…),  con annessa richiesta di partecipazione popolare al crimine tramite la delazione (ricordate la campagna della Lega; “denuncia un clandestino ?).
Il film ispirato a questo libro non ne rende appieno la genialità. Andrebbe girato nuovamente decine di volte, sostituendo le immagini forzate della fantascienza con quelle della realtà.

Ray Bradbury, Giorgio Monicelli (traduttore), Fahrenheit 451, Mondadori, 2001