Il cattolicesimo reale/9

Walter PeruzziQuesta serie oggi continua tristemente. Walter Peruzzi, l’autore del libro da cui sto attingendo a piene mani, ci ha lasciato qualche giorno fa. Era un compagno di spessore, intellettuale marxista e antimilitarista, ideatore, fondatore e direttore della rivista Guerre&Pace. Ci lascia una grande eredità, che comprende la sua opera storica e “enciclopedica” sul cattolicesimo. Un’analisi lucida, appassionante perché parla di noi, della cultura che ha intriso le nostre infanzie e che ancora, nella società e dentro noi stessi, stiamo scontando.

IL CATTOLICESIMO E LE DONNE

Sapevamo già dai tempi del catechismo che mentre all’uomo  è stato assegnato il primato nella creazione, alla donna si è riservato quello del peccato. Già conoscevamo la graziosa promessa fatta alla donna dal Dio biblico: “moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà”. Della serie: “grazie babbo. Ma la prossima volta risparmiati gli auguri”.
A catechismo, in compenso,  ci hanno risparmiato altri brani della Bibbia, tipo questo: “Se un uomo sposa una donna e dopo aver coabitato con lei la prende in odio, le attribuisce azioni scandalose e diffonde sul suo conto una fama cattiva, il padre e la madre della giovane prenderanno i segni della verginità della giovane (immagino si tratti del lenzuolo nuziale sporco di sangue) e li presenteranno agli anziani della città. Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno e gli imporranno un’ammenda di 100 sicli d’argento, che daranno al padre della giovane, per il fatto che ha diffuso una cattiva fama contro una vergine d’Israele. Ella rimarrà sua moglie, ed egli non potrà più ripudiarla per tutto il tempo della sua vita. Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, allora la faranno uscire all’ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia perché ha commesso un’infamia in Israele, disonorandosi in casa del padre” (Deuteronomio).
Nel passaggio dall’ebraismo al cristianesimo ci pensa subito San Paolo a mettere le cose in chiaro in materia di gerarchia: “Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo… L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo, né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza” .

E ancora: “Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse come dice anche la legge” (San Paolo, Prima lettera ai Corinzi).  (Continua)

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I brani in corsivo sono tratti da:  Walter Peruzzi, Il cattolicesimo reale, Odradek, 2008.

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